Episodio n della mia lotta impari con i vini bianchi.
Chi mi conosce sa che li bevo poco, ma quando decido di dar loro una chance…beh, finisce male.

Questa volta il “colpevole” è stato il Terra d’Uva Greco di Tufo DOCG di Benito Ferrara.

Terra d’Uva Greco di Tufo DOCG

Rientro a casa dopo una giornata di lavoro piatta come uno spritz annacquato, con un solo obiettivo: buttarmi sul divano per un aperitivo in solitaria e ruminare sulle mie frustrazioni (inesistenti, ma fa scena dirlo).

Apro la bottiglia pensando: Giusto uno.
Spoiler: dall’aperitivo sono passata alla cena, senza pietà.

 Che cosa ho trovato nel bicchiere? Colore giallo paglierino luminoso, profumi di fiori bianchi e frutta matura, con quel tocco minerale che ti fa pensare subito all’Irpinia. In bocca è secco e armonico, con il finale di mandorla amara tipico del Greco, che pulisce e rinfresca. Beva facile ma non banale: il classico vino che apre la serata e poi decide di restarci fino alla fine, appunto.

E la cantina? Siamo a Tufo, ovviamente, cuore dell’Irpinia bianca, la famiglia Ferrara coltiva Greco da generazioni. Gabriella oggi porta avanti il lavoro iniziato dal padre Benito, che negli anni ’70-’80 ha creduto nella forza di questo vitigno quando ancora non era di moda. Vigne a 450-600 metri, terreni argilloso-calcarei ricchi di minerali: qui il vino sa di territorio vero, di mani che lavorano e di tradizione testarda.

Insomma questa volta ha vinto il Greco. E io non vedo l’ora del prossimo round.

Vinoloquio